Monologo contro la guerra
Autore: Alessandro IALENTI ©2024
(Una scena buia, con sola luce che illumina un soldato seduto a terra. Ha la divisa sporca, gli occhi stanchi. Parla con voce ferma ma carica di emozione.)
Lo sai cosa ho imparato qui?
Che la guerra non ha mai un volto. Non il mio, non il tuo, non quello di chi muore sotto i bombardamenti o quello di chi preme un pulsante dietro una scrivania. La guerra è una bestia senza nome, senza confini, e ci divora tutti.
Quando sono arrivato al fronte, pensavo di combattere per qualcosa. Patria. Giustizia. Sicurezza. Parole grandi, pronunciate da uomini che non hanno mai messo piede su una trincea. Ma poi vedi gli occhi del nemico. No, non "nemico". Perché l’unico nemico, quello vero, è lontano da qui. È al caldo, al sicuro, dietro palazzi di vetro. Noi qui siamo solo pedine. Lui, quello che mi sparava addosso, aveva i miei stessi occhi: spaventati. Aveva fame, sete, e una lettera sgualcita in tasca. Forse scritta da una madre, forse da un figlio.
Mi hanno detto che dovevo odiarlo. Ero pronto a farlo, giuro. Ma quando l’ho visto crollare davanti a me, con le mani che cercavano di trattenere il sangue, ho capito la verità. Io non lo odiavo. Non potevo. Come odi qualcuno che è esattamente come te? Che non ha scelto questa follia, ma ci è stato trascinato dentro, spinto da ordini, da paura, da bugie?
Sai cosa ci fa combattere? La distanza. I politici e i generali sanno come mantenerci distanti. Ci separano con lingue diverse, bandiere diverse, sogni che non abbiamo scelto. Ci dicono che loro sono il nemico, che ci vogliono distruggere. Ma se ci guardassimo negli occhi, da vicino, capiremo che non c’è nessun "loro". Ci siamo solo noi. E siamo tutti vittime.
Eppure, ogni giorno uccidiamo. Uccidiamo per paura, per obbedienza, per sopravvivere. Ogni corpo che cade ci rende meno umani. Più simili a quegli ingranaggi che servono alla macchina della guerra. Ma io non voglio essere un ingranaggio. Non voglio far parte di questo sistema che si nutre del nostro sangue, delle nostre vite, delle nostre speranze.
Immagino un giorno diverso. Un giorno in cui i soldati di ogni parte abbassano le armi e si rifiutano di combattere. Un giorno in cui invece di uccidere ci sediamo insieme, raccontandoci le nostre storie, condividendo il nostro dolore. Cosa farebbero i potenti senza di noi? Come si farebbe una guerra senza eserciti?
Forse sono solo un sognatore. Forse. Ma se sognare significa rifiutare di accettare l’assurdo, allora sì, voglio sognare. Voglio credere che possiamo essere meglio di così. Che possiamo smettere di farci a pezzi per le ambizioni di chi non versa una goccia di sudore, una lacrima, un grammo di sangue.
La guerra non ha mai senso. Non l’ha mai avuto e non lo avrà mai. È un paradosso: ci ammazziamo per proteggere vite che non possiamo più vivere. Ma questo paradosso finirà solo quando lo vedremo per quello che è: un’illusione. E quando ci sveglieremo, insieme, nessuna forza al mondo potrà fermarci.
(Il soldato si alza lentamente, si toglie l’elmetto e lo posa a terra. Una luce più calda illumina la scena, mentre si allontana verso il buio.)
Autore: Alessandro IALENTI ©2024

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