Il corpo vivo, lo spazio, l’atmosfera nella Neue Phänomenologie di Hermann Schmitz
Il corpo vivo, lo spazio, l’atmosfera nella Neue Phänomenologie di Hermann Schmitz
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Der Leib ( il corpo vivo)
Per Schmitz, il Leib non è l’oggetto esterno che può essere osservato o manipolato (Körper), ma il “corpo vivo”, sede primaria delle affezioni come paura, dolore, stanchezza, emozioni intense.²
Non è un caso che la parola Leib sia legata etimologicamente al verbo: leben (vivere).
Il Leib è dotato di una dinamica interna: Schmitz parla di contrazione (Engung) ed espansione (Weitung), di un Vitaltrieb corporeo che pulsa fra angustia e apertura.³
Questa dinamica è fondamentale per il suo modello della percezione corporea: non siamo isolati, ma continuamente in risonanza con il mondo attraverso il Leib.⁴
Der Raum (lo spazio)
Lo spazio, per Schmitz, non è solo uno sfondo geometrico neutro, ma ha una dimensione corporea ed esperienziale: esiste un spazio corporeo vivo (leiblicher Raum), lo spazio in cui il Leib si muove e si riconosce.⁵ A questo si aggiunge il concetto di spazio del sentimento (Gefühlsraum), cioè lo spazio delle atmosfere affettive. Le emozioni non sono isolate all’interno della mente, ma si riversano nello spazio, lo pervadono e lo definiscono.⁶
I sentimenti come atmosfere (Gefühle als Atmosphären)
Il tratto più originale di Schmitz è forse questa idea: le emozioni non sono stati interni privati, ma atmosfere versate nello spazio, che riempiono dinamicamente le situazioni in cui siamo coinvolti, afferrando il Leib, in modalità personali e interpersonali diverse.⁷
Secondo Schmitz, le emozioni come rabbia, tristezza, gioia, non sono semplicemente percepite in noi, ma ci coinvolgono: lo spazio attorno a noi si carica di un’atmosfera affettiva, che non è né mero oggetto né soggetto isolato, ma qualcosa di intermedio, di situazionale e relazionale.⁸
Questa triplice struttura — corpo vivo, spazio corporeo vissuto, emozioni in quanto atmosfere — costituisce il cuore della Nuova Fenomenologia di Schmitz.
Confronto con la fenomenologia tradizionale: Husserl e Scheler
Edmund Husserl
Husserl distingue tra Leib (“lived body” o corpo vissuto) e Körper (“material body”).⁹
Il Leib è il punto zero di orientamento della coscienza, il centro del “qui” esperienziale, e si manifesta attraverso sensazioni propriocettive, motilità, una sorta di “coscienza cinestetica” (“I can”).¹⁰
Sebbene riconosca la dimensione esperienziale dell’incarnazione, per Husserl il corpo vissuto appare ancora come soggetto oggetto: quando il corpo diventa oggetto (“Körper”), lo percepiamo come cosa nello spazio, ma rimane correlato al Leib nel suo ruolo costitutivo dell’esperienza.¹¹
Inoltre, la fenomenologia husserliana è metodologicamente orientata alla “riduzione” (Epoché): sospendere i giudizi naturali per descrivere le strutture fenomeniche originarie. Schmitz, al contrario, critica questa operazione come ingenua: secondo lui, l’esperienza è sempre mediata da “base di astrazione” storiche e culturali, e non possiamo tornare ingenuamente “alle cose stesse” senza riconoscere tali filtri.¹²
Max Scheler
Anche Scheler distingue tra corpo materiale, anima (o mente) e Leib, che elabora come Seelenleib o Körperleib: un’entità vissuta, autonoma, che non si riduce né al corpo fisico né a un’anima separata.¹³
Per Scheler, poi, i sentimenti (Gefühle) hanno una intenzionalità peculiare: non sono solo reazioni sensoriali, ma partecipano di un’intenzionalità intuitiva-emozionale peculiare: il cosidetto Wertfühlen ( il sentire assiologico), che mette in rapporto il soggetto con il mondo valoriale.¹⁴
Tuttavia, pur affermando l’autonomia del Leib, Scheler non insiste su una spazializzazione radicale delle emozioni come fa Schmitz: per lui il sentimento è più un atto intenzionale interiore che un’atmosfera riempiente lo spazio del vissuto immediato.
Analogie e differenze
Analogìe: Tutti e tre – Husserl, Scheler, Schmitz – riconoscono il Leib come qualcosa di fondamentale nella fenomenologia. Rifiutano il dualismo cartesiano puro e vedono l’essere umano come incarnato.
Differenze: Schmitz va oltre la fenomenologia tradizionale introducendo una forte dimensione spaziale e “atmosferica” delle emozioni, negando che esse siano solo interiori. Mentre Husserl mantiene la riduzione fenomenologica (e un senso di interiorità) e Scheler una intenzionalità valoriale interna, Schmitz concepisce le emozioni come entità atmosferiche pre-reflessive, che percepiamo e rielaboriamo personalmente e interpersonalmente nello spazio corporeo vissuto della nostra soggettività personale e sociale.
L’attualità della concezione di Schmitz
Perché il pensiero di Schmitz è rilevante oggi? Propongo tre ambiti in cui la sua filosofia mostra un valore contemporaneo: antropologia filosofica, neuropsicologia e cognitivismo.
Antropologia filosofica
Nell’antropologia moderna, il focus sul corpo vissuto (Leib) contro la mera oggettificazione scientifica è sempre più centrale. La critica di Schmitz al riduzionismo (scienza che considera solo il corpo oggetto) offre una robusta alternativa filosofica: l’essere umano è un essere leiblich, con una dimensione affettiva e spaziale irreducibile.
La sua idea di “atmosfere affettive” aiuta a pensare la relazionalità reciproca tra persone: non solo come soggetti che si influenzano cognitivamente, ma come entità concrete e corporee, che condividono lo spazio e avvertono atmosfere comuni.
Questo può contribuire a ripensare una filosofia dell’intersoggettività concreta in modo olistico, senza alcuna forma di riduzionismo fenomenologico astratto o di introiezionismo psicologista determinista.
Neuropsicologia
La neuropsicologia moderna studia il sense of self corporeo, la coscienza corporea, l’integrazione multisensoriale (es. illusioni del corpo come la Rubber Hand Illusion).
Le teorie predittive (predictive processing) cercano di spiegare come il cervello costruisca una rappresentazione coerente del proprio corpo.
Qui la filosofia di Schmitz può offrire un quadro fenomenologico per interpretare le esperienze soggettive che queste neuroscienze osservano: le atmosfere emotive riempiono lo spazio della realtà vissuta, e il corpo vivo (dinamico) di Schmitz può integrarsi con modelli neurali di auto percezione. Ad esempio, i modelli di extended feeling oggi proposti in filosofia della mente e scienze cognitive riprendono la nozione schmitziana di emozioni come campi affettivi spaziali.¹⁵
Cognitivismo attuale
Le correnti contemporanee come l’embodied cognition, l’enattivismo e il cognitivismo situato enfatizzano che la mente non è un’entità astratta isolata, ma è incarnata, situata nello spazio e nella realtà ambientale. La Nuova Fenomenologia di Schmitz fornisce una base filosofica forte per queste teorie: il Leib come fulcro, lo spazio vissuto e le atmosfere affettive come strutture esperienziali reali.
Inoltre, il concetto di “atmosfera” può informare lo studio delle emozioni collettive, dei contesti sociali e delle architetture emotive (pensiamo agli spazi urbani, all’architettura ospedaliera, al design). In questo senso, Schmitz ha avuto influenza anche in ambiti applicati come l’architettura sensibile all’atmosfera.¹⁶
Criticità e limiti
Nonostante il suo potenziale, l’approccio di Schmitz non è immune da critiche:
Alcuni fenomenologi (es. Thomas Fuchs) hanno contestato la netta separazione che Schmitz pone tra Leib e Körper, sostenendo che non è sempre chiaro come questi due livelli interagiscano.¹⁷
Il concetto di “sentimento” come “atmosfera” può risultare ontologicamente ambiguo: cosa significa esattamente che un’emozione o un sentimento non esista come un vissuto interiore, ma come una dimensione atmosferica? Come si misura questa atmosfera o si verifica fenomenologicamente?
Dal punto di vista scientifico, l’idea di emozioni che spazialmente invadono lo spazio attorno potrebbe essere difficile da conciliare con modelli neurobiologici fortemente localizzati, benché le teorie attuali di network cerebrali e campi neurali possano offrire un ponte.
Conclusione
Il contributo di Hermann Schmitz è filosoficamente potente e contemporaneamente applicabile: introducendo una fenomenologia centrata sul Leib, sullo spazio corporeo vivente (leiblicher Raum) e emozioni come atmosfere spaziali (Gefühle als Atmosphären),
egli offre una critica profonda al riduzionismo e un’alternativa incarnata alla concezione tradizionale della mente e del corpo. Confrontato con Husserl e Scheler, il pensiero filosofico di Schmitz appare non solo in continuità con la fenomenologia, ma radicale nel riformulare la nostra comprensione dell’esperienza affettiva e corporea. Nel mondo contemporaneo, in cui la neuroscienza, la psicologia cognitiva e l’antropologia filosofica convergono su temi come quello di embodiment, la sua filosofia offre un vocabolario concettuale ricco e fecondo, capace di dialogare con le sfide odierne.
Note bibliografiche
¹ Schmitz, H., Der Leib, der Raum und die Gefühle,
2. Aufl., Aisthesis, Bielefeld 2007.
² Schmitz, H., Der Leib,
Walter de Gruyter, Berlin / New York 2011.
³ Schmitz, H.;
Müllan, R.-O.; Slaby, J., “Emotions outside the box – the new
phenomenology of feeling and corporeality”, Phenomenology and
the Cognitive Sciences 10 (2011): 241 259.
⁴
Ibidem.
⁵ Schmitz, H., “Atmosphärische Räume”, in
Atmosphäre(n) II: Interdisziplinäre Annäherungen an einen
unscharfen Begriff, a cura di Götz R., Graupner S., Kopaed,
München 2012, pp. 17 30.
⁶ Ibidem.
⁷ Schmitz, H.,
Der Leib, der Raum und die Gefühle, op. cit.
⁸
Ibidem.
⁹ “Husserl, Edmund”, Stanford Encyclopedia of
Philosophy, edizione aggiornata 2024,
https://plato.stanford.edu/entries/husserl/.
¹⁰
“Phenomenology of Embodiment”, Internet Encyclopedia of
Philosophy, https://iep.utm.edu/husspemb/.
¹¹
Ibidem.
¹² Cusinato, G., “La distinzione fenomenologica fra
corpo vivo (Leib) e oggetto corporeo (Körper) in Husserl e Scheler”,
in Biosemiotica e psicopatologia dell’ordo Amoris,
FrancoAngeli, Milano 2015, pp. 45 67.
¹³ Scheler, M.,
Formalism in Ethics and Non Formal Ethics of Values,
trad. M. Frings, Northwestern University Press, Evanston IL 1973
[orig. ed.: 1916].
¹⁴ Scheler, M., The Nature of Sympathy,
Routledge & Kegan Paul, London 1954 [orig. ed.: 1913].
¹⁵
Griffero, T., “Emotional atmospheres”, in The Routledge
Handbook of Phenomenology, Routledge, London / New York 2019,
pp. 325 342.
¹⁶ Schnegg, C., “Phenomenological
Anthropology: Atmospheres and Emotions in the Thought of
Hermann Schmitz”, Journal of Social and Cultural Analysis,
vol. 5, n. 2, 2021, pp. 112 129.
¹⁷ Fuchs, T.,
“Embodiment and intercorporeality: a critique of
Hermann Schmitz’s Neue Phänomenologie”, in Phenomenology
and the Cognitive Sciences 17 (2018): 901 919.

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